ITINERARI MORANDIANI® di TERRITORI

Caricatura di Giorgio Morandi – eseguite da Piero Paglioriti che si ringrazia per la concessione

Un itinerario morandiano di TERRITORI® narrato da Francesco Antonelli | Guida e scrittore

Il mio viaggio verso Grizzana comincia con la nebbia brillante che avvolge la città già di prima mattina.

Uniforma le case, i palazzi e finisce per impastarsi con il grigio della tangenziale e l’asfalto. L’autunno è arrivato lento e con lui la voglia di respirare aria buona e una instancabile voglia di bellezza.

La statale 67 Porrettana è la porta d’ingresso verso la natura complessa e prorompente della Valle del Reno.

Denuncia fin da subito una vocazione montana anche se tutto il percorso che farò, ameno fino a Vergato, rimane nella parte collinare del tragitto.

Più che salire, la strada cresce, verso l’alto. Si comincia con una serie di campi perfettamente dissodati che da appena pianeggianti diventano in poco tempo sempre più netti e verticali. Il campo è strappato al bosco che tuttavia non perde forza e lo ritrovo a pennellare i lati della collina vicina e un attimo dopo mi circonda la strada.

Pur essendo quasi Novembre c’è ancora tanto verde nei platani che attraversano Sasso Marconi e nei pini che resistono fino a quel punto.

Da Marzabotto in avanti la strada diventa più solitaria, complice anche le poche macchine che la percorrono.

Ai lati della carreggiata tante insegne di trattorie, una pizzeria con alloggi e cartelli che invitano a visitare un agriturismo vicino o a comprare miele e zucche.

Una casa cantoniera a lato di una curva è ricoperta da una rampicante gialla e porpora.

Poi i calanchi cominciano a graffiare la collina. Ce n’è uno curioso, incredibile, tagliato di netto in orizzontale da una vena ocra d’arenaria.

Calanchi al tramonto Ph. Gaith Harstany

Penso a Giorgio Morandi, il pittore che ha dato il suo cognome al paese che sto raggiungendo.

Mi domando quante volte avrà percorso quella strada  e se può aver notato quel dettaglio nella collina che certamente lo avrebbe sorpreso.

Il suo sguardo sulla natura era contemplativo ed essenziale e finiva per essere un viaggio molto personale e interiore.

Non a caso una sua celebre frase diceva: “…non c’è niente di più astratto del mondo visibile”.

Tra i pensieri rischio di perdere la svolta a sinistra appena raggiunto Vergato.

Devo frenare bruscamente e sterzare, fino a immettermi nella Provinciale 24 che attraversa il Reno e comincia, stretta, a salire di quota in direzione Grizzana M. / Pian di Setta. 

Il territorio comunale di Grizzana Morandi è un tesoro da scoprire, sia per la storia che per la bellezza, in questo caso paesaggistica.

Chi lo conosce lo associa principalmente alla Rocchetta Mattei: la casa-sogno di un uomo, il Conte Cesare Mattei che voleva curare il mondo con la propria arte medica.

Ma è anche la preziosa testimonianza di quanto onirico e bizzarro possa essere un luogo.

Un labirinto di torri, scalinate monumentali, sale di ricevimento, camere private che richiamano stili diversi, dal medievale al rinascimentale, dal moresco, particolarmente amato dal Conte, al Liberty.

Luoghi che hanno ospitato nel tempo tanti personaggi illustri giunti fin lì per incontrare Mattei e riceverne le cure.

Non manca la spiritualità con il santuario di Santa Maria della Consolazione, ai piedi di Montovolo, di circa mille metri.

In quel luogo di culto immerso nella natura, meta di pellegrinaggio medievale, sono conservati preziosi affreschi quattrocenteschi di scuola toscana.

E poi colline, nubi che corrono veloci e paesaggio.

Il Maestro Morandi scoprì Grizzana nel 1913 quando la sorella Anna si ammalò e il medico consigliò un soggiorno in un luogo dove l’aria fosse “buona”.

Anche se Morandi è conosciuto soprattutto per le sue nature morte, non mancò di riconoscere che il suo soggetto preferito era il paesaggio e in particolare quello che vedeva una volta raggiunto il paese. Disse: “…andando su verso Grizzana, a un certo punto c’è una curva e lì quando si esce dalla curva, c’è il più bel paesaggio del mondo”.

Credo che la curva sia quella in prossimità di località Campiaro, dove si trova la casa museo Morandi.

Una abitazione dalle linee semplici ed essenziali come gli oggetti che il pittore amava dipingere.

Casa Morandi fu costruita alla fine degli anni ’50 ed è diventata Museo quando Maria Teresa Morandi, la sorella più giovane, la donò al Comune di Grizzana a condizione che venisse mantenuta nello stesso stato in cui si trovava e che fosse resa disponibile ai visitatori.

Oggi è un piccolo museo dove tutto è rimasto come è stato lasciato, compresi  gli oggetti e i ricordi di famiglia, le immagini devozionali alle pareti, gli abiti negli armadi, i mazzi di cartoline, i pennelli, i tubetti di colore, le caraffe e i barattoli.

Cassetto del Maestro Giorgio Morandi Ph. Marco Stucchi

Fu progettata tenendo come punto di riferimento la casa di fronte, casa Veggetti, dove la famiglia Morandi venne ospitata a partire dal 1913.

Il paesaggio a lui caro era lì a due passi: bastava aprire la finestra per inquadrare i fienili del Campiaro e i boschi.

Fienile del Campiaro, oggi sede del Museo delle Collezioni degli Allievi del Maestro Giorgio Morandi – a cura di Angelo Mazza, Mirko Nottoli e Alberto Rodella- Ph. Giorgio Mingardi

Lo stesso magnifico paesaggio che ritrovo sulla principale via di Roma, in un villaggio silenzioso e perlopiù chiuso, tra un ufficio comunale e la rivendita del pane.

Vedo una piccola strada bianca che si arrampica nella collina di fronte fino a raggiungere il cortile di un rustico solitario arroccato sulla cima.

Vedo balle di fieno ordinate in un punto sicuro del pendìo; le nuvole che corrono veloci e spazzano via con un vento teso quel poco di nebbia mattutina.

L’autostrada che corre rettilinea ai bordi delle colline.

Il paese è attraversato da vari sentieri tra cui quello della lana e della seta, che collega Bologna a Prato, sulle orme degli antichi mercanti.

Addentrandosi nel parco regionale di Monte Sole le opportunità di cammino spaziano tra itinerari sul tema storico, come quello del Memoriale, sui luoghi della seconda Guerra Mondiale e della resistenza sanguinaria che qui si svolse; e l’itinerario etrusco, in territori che hanno segnato importanti rinvenimenti, testimonianza più antica dell’uomo in queste vallate.

Io scelgo di proseguire nel cosiddetto “itinerario morandiano” in un’area prossima al paese, particolarmente cara all’artista.

Picchi di roccia nuda a strapiombo sulla strada.

Tocco Veggio e il suo poggio di origine medievale e un piccolo borgo dove una antica scuola elementare è stata trasformata in casolare.

Poi Tudiano con un oratorio romanico del XIII secolo dedicato a San Lorenzo e i segnali di una sorgente sulfurea nelle vicinanze.

Sono sul versante alla sinistra del Setta e la discesa si preannuncia verticale.

Scendo su una strada strettissima sulla schiena del crinale e alcuni segnali mi dicono che la realtà nella sua forma più quotidiana sta tornando.

Lo vedo nel cellophane bianco con cui l’agricoltore ha avvolto una decina di balle di fieno abbandonate ai bordi di una curva o ancora nelle geometrie, architettonicamente perfette, del ponte autostradale di Rioveggio.

Il sogno è finito, si torna in città.

                            Francesco Antonelli

Bologna centro Ph. Marino Pietropoli

L’Appennino Morandiano di TERRITORI® con Maurizio Rossi | scrive di viaggi, è guida turistica, consulente di viaggio e programmatore di viaggi e spedizioni. esperto di arte e culture, giurista..

La partenza è dal Comune di Vergato da cui si prende la Provinciale 68 – interdetta ai camion – che si percorre in mezzo al bosco fino a San Cristoforo dove fare una breve sosta alle Grotte di Labante.

Di nuovo in viaggio si raggiunge Serra Sarzana dove diventa visibile la Casa Torre del Monzone (in località Cavalloro), Roffeno (qui in inganno par di vedere il Monzone, si tratta invece di un’altra Casa torre), poi Ca’ Masina e Pieve di Roffeno.

Si scenderà ora verso Vergato con direzione Grizzana Morandi – Val di Setta – Poggio di Veggio per una visita al Borgo La Scola – uno dei borghi medievali meglio conservato del nostro Appennino e raro esempio della scuola dei Maestri Comacini che qui lavorarono tra il ‘300 e il ‘500 per trasformare in particolar modo le vecchie torri in abitazioni.

Borgo La Scola | particolare Ph. Marco Stucchi

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